Mithraismo romano • Il primo Gruppo di studio

Il 23 ottobre 2015 si è svolto il primo incontro di studio sulla religione segreta degli antichi romani: il culto stellare di Mithra. Raffinata la cornice, in una delle sale convegno della Domus Sessoriana adiacente la basilica di Santa Croce, con un pubblico attento ed interessato, nonostante la complessità dell’argomento ben poco conosciuto ai più. Infatti il mitraismo era una religione di tipo misterico presente a Roma soprattutto dal I al IV secolo D.C. (come il culto di Iside, i misteri orfici ed i misteri eleusini molto in voga in epoca romana) alla quale si accedeva solo per iniziazione e di cui non esistono testi a cui poter attingere per averne una maggiore conoscenza poiché era vietato scrivere e raccontare ciò che accadeva nei mitrei. Questi luogo di culto erano ricavati in grotte e si stima che a Roma ne esistessero circa 2.000 (solo ad Ostia antica ne sono stati rinvenuti 18) con un numero di adepti intorno alle 50.000 persone, numero che nel I e nel II secolo D.C. superava quello dei cristiani. Il mitraismo era una religione diffusa soprattutto tra i legionari romani, ragione per cui si sono rinvenuti mitrei nelle varie provincie dell’Impero come in Francia, nella zona del Reno, in Inghilterra, in spagna e Nord Africa.

La scena fondamentale di ogni mitreo era costituita dalla Tauroctonia che seguiva uno schema ben preciso, da osservare in ogni suo particolare, perché in un culto misterico anche il più piccolo dettaglio può contenere la chiave del tutto.

La descrizione che segue si rifà alla Tauroctonia in bassorilievo (in altri casi si tratta di affreschi) molto ben conservata presente nel mitreo presso il Circo Massimo: la scena è sormontata da un’iscrizione al SOLE INVICTUS, alla cui sinistra viene raffigurato il sole mentre a destra la luna. Nel quadrante centrale c’è Mitra che indossa il cappello frigio, dalla particolare forma a cono. Caratteristica è la posizione che assume il corpo: la gamba sinistra è piegata nell’atto di sottomettere il toro, mentre l’altra è distesa, con la mano sinistra afferra il muso dell’animale per il naso mentre con la destra lo trafigge all’altezza della gola, mentre il capo è girato dall’altra parte così che Mitra rivolge lo sguardo altrove. Il toro viene raffigurato con una spiga di grano che spunta dalla coda o, come in altri casi, dalla ferita. Della scena fanno parte anche altri animali: un serpente, un cane, uno scorpione nell’atto di pizzicare i testicoli del toro, un corvo, ognuno dei quali sta a rappresentare una costellazione celeste, ed infine una coppa. Ai lati infine, a completare il quadro ci sono due figure maschili con le gambe incrociate che portano rispettivamente una fiaccola rivolta verso l’alto ed una verso il basso.

Tutta la scena fin qui descritta costituisce la raffigurazione di un evento celeste, cosa evidenziata dallo stesso mantello di Mitra che in alcuni casi è ricoperto di stelle. Anche la porte dei mitrei erano fatte a cielo stellato. E’ interessante notare come nel mitreo di Ostia antica la scena della tauroctonia sia posta a Nord, a destra vengano rappresentati i segni zodiacali di autunno ed inverno, mentre a sinistra quelli di primavera ed estate. Possiamo quindi ben dire che la Tauroctonia è una mappa stellare e di conseguenza è fondamentale capire chi rappresenta Mitra in questo contesto. Se guardiamo la posizione delle costellazioni nel cielo vediamo che sopra quella del toro c’è quello di Perseo. Nella mitologia greca è colui che taglia la testa a Medusa, una delle Gorgoni. Mitra e Perseo hanno diverse cose in comune, a partire dal cappello frigio che indicava una provenienza da oriente. Come la capigliatura di Medusa è costituita da un insieme di serpenti così anche nelle tauroctonie è spesso presente il dio leontocefalo, rappresentato da un corpo virile, con testa di leone, avvolto da un serpente. Medusa aveva il potere di pietrificare chi la guardava, così anche Perseo per ucciderla e sopravvivere dovette, come Mitra, voltare altrove lo sguardo.

Per comprendere appieno tutta la simbologia contenuta nella tauroctonia dobbiamo considerare sia i movimenti di rotazione su se stessa e rivoluzione della Terra intorno al sole, che l’inclinazione dell’asse terrestre. A causa di quest’ultima l’eclittica che corrisponde alla rotazione della terra intorno al sole incontra l’equatore celeste (proiezione nello spazio dell’equatore terrestre) in due punti corrispondenti agli equinozi. Naturalmente, prima della rivoluzione copernicana, l’eclittica era considerata come il percorso immaginario compiuto dal sole, che era più alto rispetto all’equatore celeste d’estate e più basso d’inverno. Su di essa trovavano posto le varie costellazioni formate dalle stelle fisse. Il concetto dei due punti di intersezione con l’equatore, rappresentati dagli equinozi, non era sconosciuto nell’antichità tanto che Platone scrisse che il demiurgo costruì l’universo a partire da due cerchi che unì a forma di ics (come la posizione incrociata dei due tedofori nella tauroctonia)

Oggi sappiamo che c’è, a causa del fenomeno astronomico definito come Precessione degli equinozi, un lento scivolamento a ritroso di questi ultimi lungo i segni dello zodiaco ogni 2.160 anni. (il giro completo, moltiplicando per i 12 segni, avviene quindi in 25.920 anni che vanno a costituire l’anno platonico). Oggi l’equinozio di primavera è nel segno dei Pesci, tra circa 100 anni entreremo nell’era dell’Acquario. Ebbene, la tauroctonia rappresenta esattamente l’Equatore celeste così come era quando gli equinozi erano rispettivamente in Toro e Scorpione tra il 4.000 ed il 2.000 A.C. ed al termine della quale tutte le forze del cosmo le costellazioni) si scagliarono contro il toro in aiuto di Mitra, l’eroe destinato a compiere il sacrificio in nome di una nuova era (quella dell’Ariete) che avrebbe portato nuova conoscenza e l’affermazione della civiltà greco-romana.

Successivamente, l’era dell’Ariete terminò intorno all’anno 0 con il sacrificio dell’Agnello (Gesù Cristo) inaugurando l’era dei Pesci che divennero, non a caso, molto importanti in tutta la simbologia cristiana.

Silvia Spalatin

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