Simbologia della rinascita. Labirinto e svastica sulle urne cinerarie etrusche

Simbolo, dal verbo greco συμβα’λλω (symballo), unire due parti distinte. I nostri progenitori conoscevano i simboli che indicano l’unione fra cielo e terra e consapevolmente li riproducevano per esprimere un concetto che veniva compreso, per le sue proprietà intrinseche, da chiunque. Molti simboli erano rappresentazione del cosmo, delle stelle o del sole, rappresentati e spesso incisi sui più svariati oggetti per consacrare l’uso e il significato. Fra questi, le urne cinerarie etrusche di epoca villanoviana.

Grafismi sulle urne cinerarie etrusche: il simbolo del labirinto e della svastica
Presso gli etruschi era diffusa la pratica di cremazione dei defunti. Le urne, fossero esse in terracotta, ceramica di impasto o in metallo, rappresentavano, in miniatura, le abitazioni o le capanne sacre. I suggestivi esemplari di urne che possiamo ammirare in tutti i musei che conservino materiale etrusco villanoviano (da Villanova (BO), località di numerosi ritrovamenti di questo tipo), ci mostrano come gli Etruschi, al pari di altri popoli italici, ai primordi della loro civiltà, fabbricassero le urne cinerarie su modello delle loro abitazioni o delle capanne sacre (figura 1), fornendoci in questo modo alcuni elementi su come potesse essere la loro forma, a pianta circolare, in alcuni casi elissoidale o rettangolare. Altro tipo di urna era quella a forma di vaso biconici, tipologia di urne, coperte da una coppa o nel caso di urne appartenenti a un guerriero, coperte da un elmo (figura 2).

Figura 1

Figura 2

Qualunque fosse la loro forma, a protezione del defunto le urne venivano sigillate con sacro rito e decorate esternamente con l’incisione di una serie di grafismi: si trattava prevalentemente di disegni geometrici, meandri, cerchi, labirinti, spirali, linee spezzate, svastiche, simboli rispettivamente di acqua, mondo sotterraneo, astri, solari e costellazioni. A questi simboli erano spesso affiancate coppie umane o divine, poste a tutela della soglia di ingresso delle capanne, sacra per i nostri antenati. Non mere decorazioni, quindi, ma simboli con precisi significati. La rappresentazione del labirinto, per esempio, compare spesso in corrispondenza delle porte e rappresenta la difficoltà del passaggio per l’entrata, fatto di innumerevoli meandri che prevedono la capacità dell’anima del defunto, eroizzata, di superare il varco.

Il labirinto è il simbolo apotropaico per eccellenza, che arresta e distoglie l’intruso che se non ha gli strumenti per orientarsi, è impossibilitato a raggiungere il centro. Basti pensare a quei labirinti più moderni che si trovano nelle chiese medievali nei pressi dei portali, che raffigurano dei tracciati penitenziali e che ricordano la funzione iniziatica del labirinto pagano. E ancora gli uccelli acquatici, spesso rappresentati sul columen (trave) del tetto delle urne a capanna, stanno a indicare che il contenitore delle ceneri è assimilabile a una barca solare, che permette il grande viaggio del defunto nel firmamento. In questo caso le decorazioni a meandri e linee spezzate rappresentano il mare su cui viaggia il defunto.

Il labirinto

Il complesso disegno del labirinto, che appare spesso sulle urne cinerarie etrusche, è costituito principalmente dalla combinazione di due motivi, una spirale e un intreccio, a rappresentazione rispettivamente dell’infinito nel perpetuo movimento del divenire e l’infinito eterno ritorno rappresentato dalle linee intrecciate.Tale simbolo è trasversale nella storia antica, conosciuto da tutte le più antiche civiltà che lo hanno utilizzato sin dai primordi, dalla Grecia alla Cina, all’Egitto. Tale decorazione si trovava nei corridoi di accesso di certe grotte preistoriche, come, ad esempio, sulla porta dell’antro della Sibilla Cumana (Virgilio, nell’Eneide).

Come nel mito di Teseo, Arianna e il Minotauro, il labirinto permette un viaggio iniziatico, interdetto a coloro che non sono qualificati. Più a oriente il mandala, che nella tradizione buddista e induista rappresenta il cosmo (figura 3), ha una forma di labirinto ed è anch’esso una rappresentazione di prove iniziatiche discriminatorie, preliminari al cammino verso il centro nascosto.

Nell’architettura il labirinto è stato utilizzato come sistema di difesa delle fortezze. In sintesi, questo segno protegge qualcosa di prezioso e di sacro e respinge qualsivoglia assalto del male, rappresentato da chiunque voglia violarne i segreti. Ha inoltre un significato catartico di viaggio verso la conoscenza, al cui termine si passa dallo stato di tenebre alla luce: maggiori sono gli ostacoli, più profonda è la trasformazione, la conquista di un nuovo sé, la vittoria dello spirito sulla materia e la consapevolezza di ciò che è eterno su ciò che è caduco, l’intelligenza sull’istinto, la conoscenza sulla cieca violenza.

Figura 3

La svastica

La svastica è un segno primordiale, presente in tutte le tradizioni dall’estremo Oriente come Cina, Giappone, Tibet, all’Occidente e soprattutto nell’area del Mediterraneo. A partire dal Neolitico è stato utilizzato nei secoli, per indicare le quattro direzioni dello spazio, evocando il movimento della rotazione ciclica stellare e solare. Le più antiche rappresentazioni della svastica sono quelle ritrovate a Creta, risalenti al periodo prepalaziale, e in Anatolia, inserite in modanature su dischi in terracotta databili nel 2000-1500 a.C. La figura è comune a tutto il mondo greco dal periodo minoico e miceneo all’età classica, ma è durante la fase romano celtica che diventa evidente la natura solare della croce gammata (le braccia a forma della lettera greca maiuscola “Gamma”).

Di primaria importanza, in questo senso, sono le decorazioni di alcuni altari dei Pirenei francesi che comprendono svastiche o ruote solari o talvolta entrambi i simboli. Tali altari sono dedicati a Giove, che nelle regioni di cultura celtica venne identificato con il dio del Sole indigeno e si trovano solamente nei santuari di alta montagna. Nelle decorazioni sull’antico vasellame greco, la svastica è spesso associata ai cavalli, il che potrebbe suggerire un simbolismo solare in Grecia già agli albori dell’età del bronzo. I due sensi di rotazione evocano i due avvolgimenti della doppia spirale e la doppia corrente yin e yang (secondo la simbologia cinese) dell’energia cosmica, la rotazione del mondo visto rispettivamente dall’uno e l’altro dei due poli. Il suo movimento di rotazione è attorno al centro, punto immobile (Axis Mundi) che è il punto del mondo manifestato.

Simbolo della generazione dei cicli universali delle correnti di energia solare, azione del Principio a guardia della manifestazione, quindi simbolo del centro della creazione attorno al quale si formano le gerarchie. In questo senso, è stato impiegato, in alcune catacombe dell’Occidente nel periodo del Medioevo, come emblema del Cristo. Si tratta in sintesi di un simbolo che ha un forte valore apotropaico. Tornando agli etruschi, l’utilizzo della svastica come decorazione delle urne cinerarie è un augurio di immortalità per il defunto e di protezione dalle forze del male. Per le sue proprietà magiche la svastica veniva messa anche a custodia e protezione di templi, case, oggetti sacri, fibule e pendagli (figura 4).

Figura 4. Monile etrusco con decorazione a svastiche rinvenuto a Bolsena, VII secolo a.e.v. conservato presso il Museo del Louvre.

Di Maria Brugnoli

M. Sannibale, Riti, Simboli e religione. Le aristocrazie etrusche e la comunità dei vivi oltre la vita
J. Chevalier, A. Gheerbrant, Dictionnaire des symboles
M. Green, Le divinità solari dell’antica Europa
R. Guenon. Simboli della Scienza Sacra

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